Chi?

Thursday, December 03, 2009

Got Shanghaied

1.
Titoli di testa, Mama told me not to come, scene in sequenza: Belguglielmo sale in treno, Belgugliemo sulle scale mobili (che poi è un classico dei titoli di testa), in coda al metal detector (suona) (sempre) (anche se nudo), piazza il bagaglio nella cappelliera, sbava placido sulla spalla del vicino. Camera fissa su Belguglielmo che fuma agli arrivi dell’aeroporto di Shanghai con sguardo all’orizzonte a rivelare pensieri di tragica profondità, per esempio “mutande di lana”. Fade-out della canzone mentre Belguglielmo si rade e MTV China passa Tom Jones, ma siccome si rade solo di sabato qui parte il flashback.

2.
La Cina, che fascino che mistero. Ah no, quella era l’India. Allora non sto a spiegare a voi graffettatori dei calendari del catasto per quale motivo l’ufficio mi sponsorizzi una trasferta dall’altra parte del mondo con il solo compito di non addormentarmi durante le presentazioni. Sappiate solo che, alla faccia dei cuccioli di foca che muoiono di colera, Belguglielmo si è parcheggiato in un hotel a dodici stelle con tappeto di muschio profumato, laghetto di ninfee in camera e sveglia con arpista vestita solo di edera. Mi sarei portato via anche la carta da parati se non avessi avuto un’esplosione al posto dello zaino. In realtà la camera è fornita di tutto ciò che serve a non gettare lo sguardo fuori dalla finestra e scoprire che se vuoi vedere il sole devi accendere la televisione. Sappiate, o amici della terra e nemici giurati dell’aria condizionata, che basta una boccata d’aria di Shanghai per mandare in malora tre generazioni della vostra raccolta differenziata. Dopo aver visto i Cinesi tirar su grattacieli di eternit andrò a letto con i rubinetti aperti senza alcun senso di colpa.
I cinesi ci mostrano torri, ultratorri, megaplastici borgesiani, musei in 3D, città svedesi, isole artificiali. Per mia fortuna c’è la Concessione Francese, con le casette coloniali, i giardini pettinati con la lacca e una popolazione transglobale che mescola giovani espatriati alla nuova classe media locale. Lí i giovani cinesi sono talmente glamour che andrebbero fatti sfilare con i loro giubbottini Vans sulla tomba di Renato Curcio (che sia vivo è un trascurabile dettaglio). Sprazzi di Parigi nella boutique di abiti da sposa con sottofondo di Edith Piaf, bancarelle di CD taroccati spargono Cesaria Evora lungo la strada, coppie di anziani si scatenano nel parco attorno ad un grammofono che gracchia swing di New Orleans.

3.
Shanghai sono io che cammino, Lloyd Cole mi ronza nella testa, come ogni volta che mi sento vulnerabile. Io perso con naso all’insú verso tetti e cupole che fendono l’aria sabbiosa, io che saltello tra un edificio vittoriano e una pagoda riverniciata, entro e esco dai negozietti di streetwear, le luci delle torri e gli odori del mercatino, lolex – no lolex thank you, più mi muovo più vibro. Tutto mi sollecita, il tempo non basta ad elaborare le immagini, a ricomporre gli scatti e i momenti condivisi con i compagni di missione, qualcuno più prossimo o talvolta sfuggente, probabilmente Shanghai non ha straniato solo me. Esplorate le stradine laterali ricolme di biciclette e panni stesi, mi travolge il fiume umano della rutilante Huaihai road. Campo lunghissimo, panoramica verticale su Belguglielmo perso nel flusso. Poi mi assesto, recupero il ritmo e finalmente incedo, io sono bellissimo, non ho nulla da temere, la gioia mi esplode nel petto e trabocca generosa, ne avro’ scorte per il ritorno, per raccontarla agli amici, per respirare più forte, per fare meglio l’amore.

4.
Ma dimmi la cerimonia del thé, i templi confuciani, le gare di aquiloni? Può darsi, io però in Cina ho fatto shopping e discoteche.

* Intervallo zen *
Il pescatore promette al guardiano della roccia un banchetto sontuoso e giorno dopo giorno prepara le pietanze con devozione. Giunta l’ora stabilita, il guardiano annuncia “a me il pesce non garba e me ne vado al fast-food”. Piovono rane dal cielo. Era buono il gulash?
(gong)

Sono seduto alla vetrina di un ristorante a caso di Donghu road. Novemila kilometri da casa. Diciotto milioni di abitanti. Non so se mi spiego. Perché io ancora non me lo spiego. Mentre addento una coscia di rana, fuori dalla vetrina l’amica Rollover mi guarda come si guarda un elefante rosa. Esultiamo, corriamo, ci abbracciamo, ci chiediamo come sia possibile, conveniamo che tutto ciò non è possibile. L’amica Rollover è in visita dall’amico Bleach, che Shanghai la padroneggia da ormai cinque anni e ce ne svela gli anfratti notturni. Il People Seven, ristorante Manhattiano dove si entra componendo un codice, ci si aggira nel buio, si spingono finte porte, si beve in bicchieri senza piede. Il Not Me, dove la Cina undeground si esercita goffamente alla coolitudine ballando sui Gossip, Rapture, Cansei de Ser Sexy. Infine il M1nt, la roccaforte dei fashion expats, al trentesimo piano di un grattacielo con vista sul Bund, acquario di squali, tante camicie griffate quanti neolaureati di Harvard. Mentre le glamourussians sorseggiano cocktails fosforescenti, la Rollover ed io consumiamo la pista, il nostro modo di marcare uno scampolo di territorio dall’altra parte del globo. Acquistata fiducia, e almeno una dozzina di tsingtao, vengo preso come al solito dall’irrefrenabile esigenza di molestare il dj per elemosinare un Blue Monday. A dispetto di ogni previsione, e tempo due minuti due, Blue Monday tracima dalle casse, seguito da Enjoy the silence. Shanghai è nelle mie mani.

5.
My own private Chinese soundtrack. (link alternativo)

3 comments:

Tfm said...

uno di quei post in cui ogni commento parrebbe superfluo ma io lo voglio lasciare lo stesso:

rapidshare complotta contro tieffemme.

andima said...

ultimamente il tuo blog ha avuto un assalto di commenti in cinese (ovviamente non interpretabili), bentornato nella blogsfera!:)

Belguglielmo said...

@ TFM: qui si onora il superfluo. In arrivo tutorial per rapidshare per la tua comodità!
@ Andima: i Cinesi attaccano da dentro e da fuori. Blogspot era bloccato in Cina, come facebook, d'altronde. Sogno di un funzionario pagato per leggermi. Ma noi non si doveva concludere un baratto?