Chi?

Sunday, September 15, 2013

La virtù dei forti, ma anche di quelli così-così



Belguglielmo ma quanto tempo ma dov’eri insomma raccontaci - avete ragione ragazzi, è che su internet c’è troppa pornografia e mai abbastanza tempo per guardarla tutta. E poi dovevo aggiornare i dispositivi, sapete che son meticoloso.

Intanto ho scaricato gli aggiornamenti. Verificate le quindici toolbar, tutte ben  operative, ho adempiuto la corrispondenza personalmente, non si dica che sia un blogger negligente. Non si dica che sia un blogger, se è per quello. Espletato il carteggio - sù segnatevele queste parole che stupite i colleghi in pausa pranzo - ho iniziato a studiare le istruzioni del cronometro da corsa che mi ha regalato la mamma. Siccome la sezione in polacco mi sta facendo tribolare, nel frattempo faccio uso del mio nano da corsa, che tra l’altro non devo star lì a caricarlo un pomeriggio e funziona benissimo: io gli chiedo “quanto ho corso?” e tac, lui mi me lo dice. In più mi tiene sveglio in caso di colpi di sonno (corro molto piano) e mi avverte se ci sono le forze dell’ordine (corro nudo nel parco). Giacché la pigrizia sposa la misericordia, ho assunto anche un focomelico a farmi da google umano. Io resto sdraiato sul divano e gli dico “maniscalchi nel vicinato!” e lui mi cerca gli indirizzi con le piantine e il numero di fax e di partita IVA. Solo non bisogna essere troppo esigenti, che digita coi gomiti e i risultati sono approssimativi. Per esempio, “maniscalco” lui lo scrive “wdlvdnvlns-fdiobdnpojnpwxjvsvjsjqsdfvjsvxck”. Ieri sera che m’annoiavo gli dico scaricami un filmino zozzo, tipo mega-orgy-hairy-muscle-bukkake. È venuto fuori questo:


Saturday, April 21, 2012

Intermezzo



Ci sarebbero le foto da archiviare, l’ipod da riempire, una dozzina di romanzi da terminare, qualche candidatura da inviare, la vita tutta da rimettere a posto. Invece si rimanda costantemente al giorno in cui le idee saranno chiarissime ed il tempo scorrerà sereno come la Musica sull’acqua di Haendel. Devo essere più vigile e non farmi più soffiare roba da sotto il naso. A volte divago col pensiero e cerco di raffigurami le persone che ora hanno addosso la mia cuffia o la mia kappa.

Sono passate manciate di giorni dalla scomparsa della kappa e nuovi vuoti richiedono molteplici adattamenti. Per esempio fare la spesa ora è più veloce, e sabato mi rimane tempo per considerare quanto è più veloce fare la spesa ora che non devo più riempire il carrello di semi di girasole, creme al cioccolato e biscotti per kappa. Il televisore poi non è più televisore, è massa futile. D’altronde i frutti puri impazziscono, se mi ricordo bene. Dovrei pulire il frigo.

Thursday, October 13, 2011

Il fischio è un elisir

- Allora dottore, mi spoglio?
- Credevo le facesse male l’orecchio.
- Esattamente. La prego mi aiuti, da ieri sera mi scoppia la testa.
- Lo immagino, il suo alito pare una distilleria. Apra bene e dica “aah”.
- Aaah. Aaah. Ah! Ah! Ah! Ah! Aaaaaa-
- Basta cosí. È stato molto espressivo.
- Posso rifarlo con la voce di Donna Summer?
- Mi dica piuttosto che le è successo.
- Ho avuto un rapporto intimo con un altoparlante.
- Più di uno direi. Ora proviamo il timpanometro e lei mi dice cosa sente.
- Sento una batteria di conga con sottofondo di schiavi nubiani vestiti solo di una foglia di banano.
- Non l’ho ancora acceso. Adesso?
- Come prima, ma remixato da Brodinski
- E adesso?
- Lo stesso, solo che ora ansimano e si rotolano nel fango.
- E adesso?
- Dottore, conosco il divvudì. Se manda un po’ avanti c’è una scena di gruppo che-
- Temo che lei abbia bisogno di una cura massiccia. Prenda cinquecento pillole ad ogni pasto.
- Non sono troppe?
- Sì ma è per tenerla occupato.
- [...]

- Signor Belguglielmo? Cosa sta facendo col mio stetoscopio?


Nella foto in alto, l'otorinolaringoiatra porge il timpanometro al Belguglielmo.

Monday, October 10, 2011

It felt like the world would freeze

È difficile spiegare Strasburgo a chi non ci è mai stato. Un sussiego nordico ammorbidito dagli interni caldi e carichi di legno delle brasserie alsaziane. Pioggia fina e rari passanti questa sera per le stradine pittoresche della Petite France, e quella cattedrale che pare piombata dal cielo, come il monolite di Kubrik, ad incastrarsi maestosamente nel selciato. Seguendo l'argine Kleber ripenso a quando Strasburgo era un rituale mensile, tollerabile dazio da pagare all'ascesa professionale che si incideva con inchiostro lucido sul mio curriculum e sulle mie scarpe di cuoio. Non ci tornavo da quasi un decennio, da quando il mio nome era affisso sulla porta di due uffici nei corridoi europei, i primi stipendi piovevano euforici e l'avvenire mi sfarfallava nel petto. Allora ignoravo che la vita si attorciglia agli imprevisti. Cammini con slancio, t'inginocchi un attimo a sciogliere le stringhe ed appena ti rialzi ti ritrovi adulto senza il preavviso necessario, circondato da toponimi germanici, a constatare la disfatta privata del pensiero razionalista.

Perché no che non sono superstizioso io, ma ho vacillato, qualche giorno fa, quando tra i biglietti da visita che riordinavo al ritorno dall'India è comparsa la fototessera in bianco e nero di un'anziana cadaverica. E cazzo se era spettrale, pareva il volto di tutte le tragedie. Così venerdì, anziché bruciare la foto come avrei dovuto con un cero benedetto recitando preghiere latine, l'ho gettata nel sacco degli indifferenziati, che io mi voglio civile e ragionevole. Neanche un'ora dopo si verifica lo spiacevole incoveniente dell'essemmesse partito per errore a compromettere la mia carriera. Due ore dopo sono ad agitare le mie Converse a pois sotto una cassa del Botanique che mi spacca il timpano sinistro.

Nei corridoi dell'ospedale, con un dito nell'orecchio, cerco di pensare a cosa mi abbia distratto nel momento in cui la vita lasciava il cammino delle cene in completo nei ristoranti alsaziani che accettano l'American Express, e prendeva invece il sentiero sconnesso delle brasserie belghe, delle colocazioni, delle bici di seconda mano e delle candidature senza risposta.

Dieci anni dopo li rivedi ancora i ristoranti alsaziani, i palazzi di vetro ed i tassisti tedeschi. Mi accendo una Marlboro indiana davanti alle vetrine dell'argine Finkmatt, dove ammiro una scacchiera in pietra che regalerei a mio padre se non avesse uno zero di troppo.

Accelero il passo, la sigaretta è umida, l'orecchio continua a fischiare.

Tuesday, September 20, 2011

Sono stato a Pukkelpop



Basta questo blog è uno scandalo scrivi qualcosa perdiana ma ti sembra il c – Per prima cosa le imprecazioni su questo blog spettano solo a me – Ma anch’io sono te! – Ne parleremo con l’analista. In secondo luogo, se avete trascorso l’estate a fregare il Mocio Vileda per contemplare il pavimento che si asciuga sono affari vostri, io stavo in posti talmente fighi che mentre entravo in discoteca Bar Refaeli mi ha chiesto un autografo sul suo interno coscia. Inutile dirvi che ci stavano tutti i miei cinque cognomi. Caruccia, la prossima volta dico al buttafuori di lasciarla entrare.

Perché raga, a Formentera ormai non ci va più che la bidella Silvana: il nuovo must sono le vacanze a Tel Aviv, e senza mai uscirne, che il resto del paese son solo pietre. Pietre ovunque. A Gerusalemme pure son pietre, ma tutte sacre. Ovvero prima non c’era nulla, finché non arrivò la regina Elena a fare l’exterior design, e una grotta qua, e un santuario là, e mettiamoci una cappella dorata che fa tanto muslim glamour. Poi sapete come van ’ste cose, esaurito il Vangelo si va per inventiva. “Qui alla Madonna han sgocciolato le tette”, e ci si tira su una chiesa illuminata strana per fabbricare crisi mistiche sui pellegrini. Con una megalopoli di souvenirs intorno.

Mentre la tripmate Playmobil comprava etti di cera benedetta al prezzo del quarzo rosa e firmando gli assegni “Maria Maddalena”, il Belguglielmo si aggiornava ai trend dell’iconografia cristiana: guarda amica, il Lezard Jesus! (un Cristolino crocifisso storto) E il TV Jesus! (la faccia del Gesù in una scatoletta). E il Junkie Jesus! Ma Playmagdalene era già corsa a strofinarsi le vesti nell’olio sacro, che se non altro fa bene alla pelle.

Accumulata una buona dose di custodia celeste da almeno tre divinità di rilievo, più qualche dozzina di sottomarche, Belguglielmo e Playmobil tornano a spenderla a Tel Aviv, che è un po’ la Las Vegas della Terra Santa.

La spiaggia zozzona non l’avrò trovata, ma i locali vari sì, compresa la serata Arisa (gente che ciondola su litanie kebbabare). Ma poi non importa la spiaggia, la strada o il mercato del pesce, Tel Aviv è una fioritura di tatuaggi, occhi grigi e corpi perfetti. Tutti, anche l’anguriaio. Soprattutto l’anguriaio.

Ah, poi son stato a Pukkelpop. Faceva un po’ vento.

Thursday, June 16, 2011

Tutti muoiono giovani

Ma dico io, vi lascio soli un attimo e guarda come mi votate. Per colpa vostra non potrò garantire ai miei figli un futuro di benessere, frigoriferi aperti e doccia con la Perrier.


Intanto scusate per l’assenza, causa disguido con DHL ero in Ucraina a recuperar la mia nuova collezione di nani fosforescenti. Sono bravissimi, quando la notte fatico a digerire la faraona mi fanno addormentare con le coreografie delle Tatù. E guarda che obbedienti: Orynko, portami quel ciddì che tieni in bocca! Bravo, ora infilalo nello stereo che ce lo sentiamo.



♫ Apriamo con Incoraggia la Gente; dirò solo questo: c’è dentro il fischio ed il clap-clap. Poche storie, è il pezzo dell’estate.
♫ Già prima l’adoravo, ma da quando l’ho visto live Mattia l’Acquaro mette ancora più gioia, tanto più che sta qua a sdrammatizzare quegli psicorigidi delle Battaglie.
♫ Oh santo Paul Weller patrono del primo bottone e signore delle pettinature brutte, ora hai un figlio a tua immagine e somiglianza. Si chiama Miglio Cane, sei contento?
♫ Programma di governo: invadere la Spagna, confiscare Algora, rinchiudersi nel palazzo e goderne a vita. Dove sono i miei centurioni quando servono.
♫ Non tirarti su i pantaloni, canta Lykke, sono la tua prostituta. Dov’è il Moige quando (non) serve.

Friday, June 03, 2011

Wedding speech

Dis! Cor! So! Dis! Cor! So! [Coltello contro il bicchiere] glin-glin-glin! Svelti andate prendere il Belguglielmo che deve parlare in inglese. Prima rivestitelo.

- Hic, tocca già a me? Dove sono i miei appun – hic!

Silenzio, quattrocento abiti da sera ascoltano il Belguglielmo.

- Cara mamma e caro babbo, ah no questo è in caso di arresto, un attimo, ecco: Dear Barthelemew [pausa], we don't know each other, noi non ci conosciamo e [opzione uno] è per questo che sono stato invitato, [opzione due] meglio così che almeno ciò tante cose to tell in the speech, [opzione tre] conosco la sposa da molto più tempo di te [forse questa è inappropriata] [vada per l'opzione tre]. Ora ci vuole l'aneddoto, tipo d'you know di quando in Erasmus lei perse le scarpe a casa di Sancho el Sucio mentre aspiravamo le trombe d'erba dalla bottiglia? E quando ci portò ubriachi a far gare di freni a mano e vomitammo sul parabrezza? E di quando le prestai il monolocale e al ritorno il letto era pieno di peli, ah ah ah! [gelo] full of hair, you see? [gelo]

[Ok, let's try buoni sentimenti.]

- Dear Barthelemew, sei un uomo fortunato a sposare una tale carica di brio, e per questo ecco incorniciata per te una sua immagine briosa ad una festa in maschera, do you like it? Sì, la sposa è quella fa un rodeo in bikini. No, il tema era la primavera. Sì, io sono quello vestito da toro.

[Ok, *more* buoni sentimenti.]

- Dear Barthelemew, I know you are the right guy, sei proprio il ragazzo giusto, lei può confermare che glielo dissi subito “cara, allora è lui quello giusto” quando io bevevo a canna da una grossa lattina di birra e lei disse che quella lattina le faceva proprio venire in mente EHI! RIDATEMI IL MICROFONO, non ho mica – hic – Camerieeeere! Un altro grappino! Hey folks, d'you wanna see my singing balls?



Friday, May 20, 2011

Week-end à Rome / 2

Dai che ci son tutti i colleghi, ce famo du spaghi sai che risate, certo come no aspetta non ho più batteria, oops s’è spento. Direzione Pigneto, Circolo degli Artisti, a sentire i Pineda suonare kraut-rock filologicamente corretto. Nei meandri del giardino si formano crocchi di pettorali taglia credenza che, anziché impiegare la lingua per titillarsi reciprocamente, l’adoperano per telecronache sugli indumenti di quelli tutt’attorno. Io camicia H&M 9 euri e 90, nulla da nascondere. Mentre sorseggio la birra appogiato alla siepe, oh ma quello è il bloggarolo vip, ehi Lord ma sei te, e mi sento una quindicenne che dopo otto ore all’entrata del concerto di Britney stringe la mano alla stagista del suo dietista, ista. Il bloggarolo vip risponde coll’impulsività di Benedetti Michelangeli e si allontana con codazzo di discepoli. Ma si sa, è quando meno te l’aspetti (come una bomba!) (cit) (pessima) che le giornate hanno una svolta alla faccia dell’oroscopo di Branko - Urano in Tritone consiglia cautela nei rapporti extraconiugali, luna buona per viaggi, denaro e assunzione di stupefacenti. Hai l’accendino, certo e tu che fai, io il pittore, ma dai e che dipingi, allora blablabla ritratti e blablabla (yawn), e poi nature morte (yawn), e poi le mostre (zzzz), e blablabla e blablabla e siccome sono sessuomane – (driiiiiiin!!!!) Zitto, andiamo a ballare, subito. Caro Branko ti scrivo, sappi che Urano è buono pure per limonare duro, a lungo e con mani nelle mutande, prendi ben nota degli ascendenti.

Il venerdì è breve a Roma, e tornato in camera fa capolino l’e-mail cortese del bloggarolo vip, io essere simpatico, tu vedere domani. E domani raggiungo il Lord all’entrata della nuova discoteca Il Mago G o il Punto G o il G-Rated o qualcosa del genere. Attorno al Lord si raggruppano er Setola, er Bambola, er Tetta de Fero e tutti i discepoli dei discepoli che insieme formano il Sisde finocchio. Nessun passante è anonimo, e quello fa i filmetti nel loft, e quello si dà per tre Ipod, e quello si fa con l’Ipod, mo’ sentelo je sona Lady Gaga dar culo. Il G-Gore è un garage addobbato di rotoloni Regina dove la birra viene a dieci euri, grazie se la tenga pure nel caveau. C’è un privé (in Italia vanno ancora i privé, per dire) con gli stessi addobbi e la stessa musica, che è la cassetta di Radiofregene Capodanno disconight ayé ayé. Si fugge fuori a chiacchierare sui cofani altrui con il Lord che è alto, prestante, simpatico, spiritoso, ti parla come avesse le chiavi di casa tua ma porta una canotta da basket libidòfuga (donne! Non fatevi più stuprare! Portate anche voi la canotta da basket!). Per non provocare l’ostilità dei presenti stile Inception (“e questo chi è?”), mi trasferisco al Rising Love, dove perdo il live dei Kap Bambino ma guadagno la serata Amigdala. Robyn, MGMT, Dragonette, si susseguono mixati senza coerenza e senza tecnica, ma l’ambiente effervesce ed i piercing proliferano. Segue tappa d’obbligo all’Alpheus, supermercato in quattro corsie tutte con brutta musica: il porompompero al reparto prodotti scaduti, Kei$a nella corsia verdure fresche e ben pettinate, un disco inceppato in sala macelleria e un po’ di revival al reparto degustazione rapida, che però sta al buio che ci tengono a combattere il riscaldamento globale, credo.




Etienne Daho - Week-end à Rome par cladstrife


Grazie al baracchino antistante mi avvio con lattina da rutti e panino con dentro Moira Orfei, quando da dietro, AÒ CHETTEMAGNI A SARCICCIA, BONA DAMPOQUA, MO FAMOCE DU CAFFÉ COR GIAVATTONE, E PIJA ER GIAVATTONE BONO CHE MO’ ’NNAMO AR FRUTTA E VERDURA EDDAJE – scusi ma lei chi è? Che dice? Io sto andando a ca – ABBELLO DATTE NA MOSSA CHE NNAMO AR FRUTTA CE STA ER MEJO DIGGIÈ DE ROMA E PURE D’EUROPA, DARRETTAMMÉ CHESSÒ LA PRIMA FROSCIA DE ROMA, ENTRA VA’ – slam! La porta si chiude alla mie spalle e nel ritrovo trans della capitale, tra i fumi di talco e bovini coi Ray-Ban, si manifesta il budda della notte romana. Nino Scarico è efficacissimo a miscelare bassi energici e taglienti, ciò di cui necessito per restare in vita quand’ormai al posto dell’intelletto ho la spia di una tv in stand-by. La nube di talco ottunde i sensi, ma a favorire la veglia ci pensano le spallate dei travoni al bancone o in qualsiasi altro posto si fiondino a spese del contorno, che a volte sono io. La natura imperscrutabile ripone meraviglie nei luoghi più insperati ed io una me la trovo davanti, pronta a mordermi la lingua. Si fanno le sette, amico tra poco ho l’aereo. Ma allora sei turista, un’espulsione in quattro parole. Siamo ancora avvolti dai flutti di talco, domani avrò una pelle dolcissima.

Nel video qui sopra, l'uomo che tutti dovremmo essere.

Tuesday, May 17, 2011

Week-end à Rome / 1


Oh ma Belguglielmo dove sei, dai raccontaci, stiamo in pena. Calma gente, sono stato in così tanti posti a voi ignoti che se li elenco tutti assieme passate il giorno su wikipedia e andate a letto colla labirintite. Innanzitutto la città eterna (quattro lettere) (no non è Oslo), con la quale intrattengo un inveterato legame di amoreodio. Esiste altro luogo al mondo in cui tanto è il fascino quanto il disagio? (non rispondere) (è una domanda retorica). Tu dici, metti caso, voglio andare a vedermi le case liberty al quartiere Coppedé, e lo voglio fare in pullman. Ciccino caro. Pucci pucci. Prima di tutto cercati un tabaccaio aperto che sul pullman non ti fanno il biglietto. Poi collegati ad internet che alle fermate non c’è la mappa. Poi segnati la fermata che sul cartello non ce le scrivono tutte. Poi chiedi al conducente, perché sul pullman non annunciano le destinazioni. Poi portati l’ipod perché da nessuna parte son scritti gli orari. Esatto, la prossima volta in taxi. Però prima segnati i numeri di telefono, che mica passano liberi quanti ne vuoi. Poi segnatene tanti, che mica ti risponde il primo che fa comodo a te. Poi ricarica bene il telefono, casomai ti tengano in attesa con le Quattro Stagioni e i trentasette concerti per fagotto.

Ora bambini aprite il quaderno che vi detto la preghierina del giorno: “Chi ha progettato la metro di Roma sia legato al palo di un vagone nelle ore di punta e nutrito solo leccando il grasso sui finestrini”. Punto a capo, maiuscola: Nella metro del centro, turisti, pellegrini e giapponesi vengono convogliati da ogni ingresso ad un’unica discesa di scale mobili, con tempi e calche che non augureresti a nessuno. Beh sì dai, ai pellegrini. Poi si giunge in un tunnel buio e umido in cui l’arrivo del treno è preceduto dal vento. Questa cosa del vento mi ha incusso un certo turbamento. E anche la cosa della gente ovunque per la città, ma ovunque, che uscendo dalla doccia avevo fin paura di trovarmi altri giapponesi, ora che son pure radioattivi. Un giorno vi faccio l’elenco di tutte le categorie che vengono prima nella lista ‘gente che voglio incontrare fuori dalla doccia’. (E’ molto lunga) (Però la posso organizzare per continenti) (o per villosità).

E proprio quando pensi che la misura sia colma, ecco la ierofania crepuscolare: Trinità dei Monti, sei del mattino, non un’anima a fiaccare la scalinata che ti rapisce con il calibro sublime. O il sorriso limpido dei camerieri sotto casa, ehi come butta, hai già mangiato, dai fermati qua. Certo che mi fermo, chi sono per dire di no.

Wednesday, March 09, 2011

Rattrappages musicaux

Chi scrive 'Belguglielmo ma perché non posti più spesso', chi 'ma perché non posti più spesso musica', chi 'quanto mi dài per le foto di ieri sera'.



Matteo Caro, l’artista dell’anno e la voce dell’anno e l’album dell’anno, basta, non ascoltate nient’altro, qua dentro c’è tutta la classe e la dignità di cui avevamo bisogno.
La canzone della sirena, non volevo dirlo che mi piace lo stesso anche se suona un po’ come Buona domenica di Venditti, ecco l’ho detto. Brrr, che brutto pensiero.
Le Stelle confermano la siccità del 2010 nella storiografia pop. I MGMT, i Decemberists, pure i Belle & Sebastian si son messi d’accordo “oh dài raga nel 2010 facciamo tutti un disco di cacca”. Le Stelle han seguito, però la perla magnifica gli è scappata lo stesso. Canta di spiriti di bimbi morti o forse di fantasmi dell’adolescenza, per chi preferisce interpretazioni meno letterali.



♫ «Sono un ragazzo di campagna, non ho ricordi, molti nemici, la pecora nera della famiglia». Sarà l’aria di Colonia o quella del Kilimanjaro, dopo una lunga attesa Superpitcher regala alla Kompakt uno degli album più compiuti, accessibili ed eleganti del suo catalogo recente. Buttate via xilofoni e glockenspiel, nel duemilaedieci la musica elettronica gode di ottima salute e sputa in testa agli Arcade Fire.
♫ Reputati per i loro live, i !!! su disco risultavano alquanto legnosi, presi com’erano a farsi belli di poliritmia postpunk. Hanno finalmente deciso che vale la pena di divertirsi. La bomba, qua c’è la bomba.
Paul e Fritz sono un po’ Marcella e Gianni Bella della house berlinese, uno il dj divo e l’altro il fratello sfigato dietro le quinte. Poi siccome l’amore trionfa, o forse che quello famoso era troppo fatto per schiacciare un solo bottone, eccoli insieme per otto minuti e mezzo di gaudio sintetizzato. La ninna nanna del clubber.

Monday, February 21, 2011

I'm just a teenage dirtbag baby



- Qui c’è la cucina e questo è il bagno e quella col letto figurati che è proprio la camera da letto [Belguglielmo fa il simpatico]. Se mi addormento prima della fine del corridoio, per piacere levati i tacchi prima di scavalcarmi [che mattatore].
- Delizioso, quello che cercavo, troppo pucci pucci. Il contratto tesoro ciccio, ci metto anche la firma coi cuoricini.
- Pefetto Elena, mi piacciono le coinquiline equilibrate e con le idee chiare.
- [sguardo lontano, voce sensuale] Elena? Chi è Elena?
- Forse non ho capito bene il tuo nome?
- Marlene, mai avuto altri nomi. Ragazzo fai posare due candelabri decenti davanti alla mia specchiera, necessito di luce quando mi inciprio. [accarezza il muro] Qui saranno le mie cinque cristalliere, una per ogni collezione di bocchini. Avorio puro ragazzo, me li donò il governatore del Tanganika durante quella crociera sul lago Vittoria. [si volta di scatto e aspira forte] Grand’uomo il Governatore, e grande amatore, sapessi come maneggiava l’havana.
- Spiacente Marlene, lì c’è lo scaffaletto dei divvudì.
- [voce strillante] Kome mi hai kiamato?
- Come, tu, il nome che mi hai appena detto tu
- Nina, ich bin Nina, liebe. Zuerst, tofrai pitturare di schwarz kveste pareti. I kolori kiari mi distraggen kvando recito das mantra su meine tappeto di kioden [prende un poscenere e se lo spacca sul naso]. Und poi kvesta finestra essere troppo kleine, non lascia passaren das navicellen spazialen der meine fidanzaten. [si agita] Tofe è presa elettriken? Tefo mettere in karika meine dildo.
- Scusa Nina, stai sanguinando sul mio divano.
- [spettinata, grida] What? Who the hell is Nina?
- Ma. Tu. Hai detto.
- Call me Courtney, honey, or f*** yourself in the ***. [comincia a puzzare]. Where’s the toilet babe. Gimme that contract. Where’s my bag? Try this dude. This is good stuff. Oh shit [cade nel cesto dei rifiuti organici]
- Tutto bene Courtney? Nina? Insomma?
- [miagola] Chiii? [sbuca un braccio dal cesto] Ecco firma di contratto cicciolino mio. Io portare qualche amico la sera, tu piace festicciole?

Nel video qui sopra, la mia nuova coinquilina familiarizza con l’appartamento

Thursday, February 10, 2011

Sproloqui di lavoro

- Il prossimo candidato.
- Piacere, Belguglielmo Belguglielmo.
- Si accomodi. Lasci pure alla nostra Katjusha la tuba e la pelliccia.
- Faccia attenzione, è martora blesa. Si è estinta tutta in questa mantella.
- Leggo nel suo curriculum che lei è specializzato in Responsabilità sociale d’impresa.
- Senza dubbio. Oggigiorno con [la globalizzazione] [l’economia etica] [il riscaldamento globale] [i dolci sì ma senza esagerare] è diventato necessario per le imprese devolvere una percentuale irrisoria di profitti iniqui in beneficienze populiste e pretestuose.
- Noi non l’esponiamo in questi termini. Ci illustri la sua conoscenza in materia.
- La biodiversità è importante. Il distretto di Skavskasvyssølå ha reintrodotto una colonia di triceratopi nel parco provinciale.
- Non ci risulta.
- E occorre preservare le risorse energetiche. L’azienda telefonica Vodafkrkrkrprutprutprut manda in letargo il consiglio di amministrazione per tutto l’inverno.
- Curioso.
- E occorre favorire la filiera corta. La mensa della scuola di Brøttøkømÿlkølø serve solo guano di poiana.
- Saprebbe elaborare una strategia?
- Facile come una macedonia di sughero! Inoltre sono un appassionato estimatore dei vostri prodotti.
- Si spieghi meglio. Cosa l’attira nel veleno per topi?
- L’aroma. Si associa bene alle benzodiazepine.
- Ci dica perché dovremmo assumerla.
- Se non mi assumete rovescio un gallone di mercurio nell’acquedotto di Malmö.
- Lo facciamo già noi.
 
Nella foto in alto, Belguglielmo mostra le sue competenze alla giuria
 

Wednesday, January 12, 2011

Di tutti gli organi il midollo

Ero in procinto di spiegare l’importanza delle legatorie toledane per la trasmissione del rito mozarabico quando mi è montata l’emicrania e mi son ricordato che c’è più soddisfazione a rinfacciarvi la vostra ignoranza in fatto di musica. Per esempio lo conoscete Sonny Vincent? Figuratevi che sabato sera c’era gente che è uscita di casa apposta per sentirlo. È pur vero che c’è anche gente che esce di casa con un’armatura medievale di trenta chili per giocare ai tarocchi, ma di mio cugino parlerò in altre occasioni. Sonny di lavoro fa il punk, con tutti i crismi del caso, band di culto, concerti al CBGB, manicomio, e l’altra sera ha suonato all’Os à Moelle, il più vecchio cabaret brussellese nonché la prima, migliore scoperta del mio 2011. Un antro rock sotto casa e nessuno me l’aveva detto. Bisogna dire che è ben nascosto, imbocchi una strettoia tra muri di cinta, poi nel cortile prendi a destra, scendi in cantina, giri a sinistra, poi a destra e quando non vedi più nulla a parte una coltre di fumo vai al bancone e prendimi una Westmalle. Aspetta lì che vado pisciare.

Nel più vecchio cabaret brussellese il bancone in legno ha i fori per posarci i bicchieri, ci stanno i manifesti retrò e ci sta il popolo rocchenrolle, la banana rockabilly e la cresta punkettona, il giubbotto dei Rancid e la maglietta degli Specials. Le femmine dei rockers sono la prova che il tango centra qualcosa col diventare una bella donna. Alla seconda Westmalle sullo schermo son già passati Stranglers e Fad Gadget, e stasera, stasera siamo a Soho nel ’79. Sul palco monta il primo support act e sotto il palco parte il pogo. No life, no future, stasera Bruxelles mi farai sognare e sputare sangue.




Fatti una cultura.






Friday, January 07, 2011

Al cinema col Belguglielmo: Somewhere

Per non annoiare i miei lettori, che son gli stessi mi accompagnano alle feste, annoierò invece quelli che mi accompagnano al cinema. Ieri, per esempio, mi trovo con Goffredo per un panino e poi ci rendiamo conto che non siamo ancora stati al multisala. Ti va una Sofia Coppola? Trama: Goffredo sceglie una ciabatta alle carote, io il panino col gouda giovane. [Attenzione: spoiler] Subito mi s'incastra la rucola tra i denti. Così parte la proiezione e per un paio d’ore nulla mi distrae dal lavorio di lingua, nemmeno i sottotitoli in fiammingo. Giudizio complessivo: ai titoli di coda mi sono liberato dell'inserto di rucola, e devo ammettere che non mi capita con tutti i film.



Nella foto in alto, la reazione del pubblico in sala


pic from: http://www.staffsmoorlands.gov.uk/general_images/knitting%20w%20Chairman.jpg

Thursday, January 06, 2011

Elogio dei Belgi

Preambolo

In tempi immemorabili, il nome del Belgio era laboriosamente inciso su lastre di grovacca e declamato dal bardo nelle notti di gibbosa crescente con Urano in eclisse e Saturno un po’ barzotto. La pronuncia era ЭћxhøýþðğķşęŋđŧŧßæſƏǖfỗ ma variava a seconda del sidro. Comunque si accentava bene la ỗ. Poi giunsero i Romani e decisero “mo’ stamo in Belgio”. I Belgi ringraziarono con la loro specialità, birra e patatine fritte. Così fecero anche i Romani, e saccheggiarono il paese.


I belgi sono amichevoli

Il concerto dei Syd Matters è sold-out da giorni; io e Goffredo impersoniamo la speranza e la diligenza davanti all’ingresso dell’Atelier 210. Siamo immediatamente premiati da due biondòfone che propongono di venderci un biglietto; pazienza, uno di noi due dovrà sacrificarsi [non certo io]. Ma tempo due minuti ed ecco un biondòfono: ehi voi, ho saputo da due tipe per strada che cercate il secondo biglietto, prezzo di acquisto, ovviamente. Stupore più overdose di riconoscenza, e concerto peraltro splendidevole.


I belgi sono immuni al glamour

Il Metro Valdi è una bettola in centro dove i masculi dei popoli con cicatrici son soliti rimorchiare femmine dei popoli alti come uno sgabello. Tuttavia una volta al mese ospita una serata che, in occasione dell’uscita del film di Ozon, si è ribattezzata Dansez-Vous Potiche. La serata consiste nel farsi comprimere le costole dalla calca sudata al suono di Françoise Hardy e Sylvie Vartan per andare a spiaggiarsi sul bancone del bar. Errore allontanarsene, due passi oltre la birra finirà ovunque tranne che in gola. Questo solo per chi supera la prova della Sacra Moira, una guardarobiera che appallottola e ammonticchia giacche per lo stambugio lasciandoti un bigliettino con delle coordinate celesti in polacco. Solo giorni dopo scopro che il quarantenne intimidito e pigiato in un angolino della festa era il regista in persona. Ma in quel momento i balli inanellavano France Gall e Brigitte Bardot e nessuno se l’è filato di striscio. Quanto li amo io i Belgi.


I belgi stanno sul pezzo

I belgi sono emancipati

Nicolas Jaar ha appena fatto ventanni e prodotto una manciata di pezzi house che già esala un’aura di indie credibility, attira nugoli di elettrokids e manda in evaporazione le ovaie minorenni. Il CatClub gli cede il pulpito e la voluttà si impossessa del pubblico danzante, mentre la birra effettua un golpe sul Belguglielmo che finirà discinto a far su-e-giù sul montacarichi delle immondizie per lo spasso suo e di chi d’ogni tanto infilava la testa. Per fortuna avevo fatto la lampada integrale.


Nella foto in alto, la preparazionre del paté in Vallonia


pic from http://mythical-women.blogspot.com/2009/07/leda-and-swan.html

Tuesday, January 04, 2011

Post sotto l'albero


Ecco! Natale! Nasce il bambin Gesù, la gente è felice, arrivano i brutti film, per strada ci sono pezzenti e luminarie per commuovere la gente mentre le musiche fan glin-glon e i panettoni piovon dal cielo dentro alle finestre dei bambini con le lentiggini.
È anche il periodo dell’anno in cui le statue gotiche prendono vita, si spolverano un po’ e poi si mettono a tavola. Buon appetito Belguglielmo, attingi pure al calderone. Buon appetito o madre. Buon appetito o padre. Buoni questi ravioli di bufalo, mica come quelli dei cinesi, vero zia Gudula. Non me ne parlare, ormai ce n’è pieno dappertutto di quei cinesi, ne ho visti a Passavia e pure a Bamberga. Arrivano con otri di perperi e comprano tutti i fondaci. Vero, a Mozambano non c’è più una locanda dove si cucini decentemente il muflone. Giusto ieri sono andata alla sagra di santa Rodolfa che ero a corto di gabardina e – sorpresa delle sorprese – c’era pieno di forestieri che vendono carabattole. Poi son tutti uguali, chissà come fanno a riconoscersi – un po’ di mostarda sul rognone di cinghiale zio Fritigerno? Massí, al diavolo la gotta noi che possiamo approfittarne, mica come quegli infedeli che non fan che figliare. Non me ne parlare, han già invaso le vie della Gheldria, tra poco li troveremo a prostrarsi pure nel circondario di Sommerda. Ah ma io non mi lascio sopraffare, sapete, nello stagno ci abbiamo messo Putrezio, il nostro ircocervo da guardia. Saprebbe riconoscere un saraceno a biolche di distanza. Allora zia Rotrude, ancora un po’ stufato di lontra ai finocchi? Che al giorno d’oggi non si può più parlar male neanche dei finocchi. Ma ora scartiamo le strenne che Belguglielmo poi riparte nel Brabante. Dunque figliolo, vediamo se indovini che ti abbiamo comprato.
- Un ipad?
- Fuochino. Una bibbia di pietra.

Nel video qui sopra, un collage con le foto di famiglia più riuscite.

Monday, January 03, 2011

Le regole dell’afflizione

* Buon anno figliolo

- Buon anno padre.

* Parla più forte, non sento.

- Padre, perché non abbassa il volume dell'organo.

* Che devi confessare di nuovo?

- Il duemilaedieci in blocco. Facciamo un forfait e a posto cosí?

* Scordatelo. Ti ho già ricevuto ieri, per di più in orario di chiusura. Ho perso lo speciale Suor Sorriso.

- Quelli erano i peccati dei giorni feriali. Ora vengo per i fine settimana.

* Iddio ci protegga. Figliolo oggi risparmiamoci i dettagli, che ieri la statua della Vergine lacrimava Leffe. Mi si è ubriacata la perpetua.

- Sarò conciso padre. Allora, c’è quella volta al bar del centro che non chiude mai [...] poi quando siamo andati in quel locale che bisogna suonare il campanello per entrare [...] e poi un po’ più tardi al circolo elettrolesbico [...]

* Dici davvero figliolo? Ricorda che sei sotto giuramento.

- Quello è nei film americani padre.

* Non mi contraddire figliolo. E riprendi in fa diesis.

- Padre, quello è X Factor. Cos'è la nebbia che esce da qua sotto?

* Vapore di talco. Fa l'ambiente pù mistico, non trovi?

- Dicevo, io ballavo tranquillo quando [...]

* Plagio. Questo è Bret Easton Ellis.

- Non sapevo. A me è successo uguale.

* Non mi dire, l’hai scritto sul blog?

- Volevo. Ma mi è arrivata una diffida della Polizia Postale.

* Passiamo ai peccati meno gravi.

- Padre, eran questi. Ora andiamo al sodo.

* Figliolo, intanto spegni la sigaretta. E tira giù quel colletto.

- Mi scusi. E’ l’abitudine. Allora, le ho già confessato del bar di scambisti cocainomani?

* Per oggi basta. C’è un plafond dell’assolubile.

- Quante avemarie?

* Quattordici bibbie in sanscrito.

- Mi pare un po’ severo padre.

* A voce alta.

- Me la fa un’assoluzione-casco? Cosí son coperto per l’anno che viene.

* Posa quella birra. Per ora, una scomunica fino ai figli dei figli dei figli dei figli dei cugini di sesto grado, comprese le prozie ugonotte.

- Ma padre, le ho pure masterizzato una compilation!

* Ci hai messo Lady Gaga?


Nella foto, Belguglielmo non ha digerito i tortelli della vigilia ma si vede che è andato in palestra


pic from: http://whoyoucallingaskeptic.wordpress.com/2010/01/05/giants-in-the-earth-there-were/



Wednesday, December 15, 2010

Teleblogging #2

Pronto zia Amaltrude? Belguglielmo, ricordi? No, quello è mio cugino. No, quello è il figlio della Faustina. Ricordi la Faustina, la moglie di. No che non l’ho conosciuto lo zio Lotario, è morto in un incidente con la diligenza. No, non mi sono ancora sposato. [Meriem chiede una sigaretta. Poi chiede un accendino. Poi chiede da dove vengo. Ho un emisfero impegnato a trattenere la tracimazione di birre, l’altro è rapito dai beat obliqui del dj set eleusino. La serata High Needs Low #7 schiera una line-up tutta femmina, coi rischi che ciò comporta, ma la stazione ferroviaria prestata a feste garantisce un carico di gaudio. Meriem, cosa ti fa credere che questa conversazione porti a qualcosa? Scusa che hai detto del mio pelo?]

Dunque zia, dicevi il colesterolo. [Playmobil organizza una raclettata di Natale. Per fare una raclettata di Natale ci vogliono: salsiccia, costolette, vino rosso, dolci. Non serve invece la raclette. Mentre il buon Panda-man manegga la reflex per fotografare spigoli, suole e avanzi della cena, la mia squadra sconfigge a Pictionnary il team di Quellaragazza*, che non se ne accorge perché sta ancora ridendo. Son così le raclettate.]


No zia, non si sta male all’estero. [Estero è una parola grossa. Alle Antitapas Nights, per esempio, si radunano tutte le varianti dialettali della comunità italospagnola per danzare le fanfare balcaniche o qualsiasi altra musica basta che venga da un paese senz’acqua potabile. Grazie all’Italia-nel-Mondo si entra gratis, si beve gratis e si può pure pisciare sui muri. Il pubblico ha candelabri in testa e cavigliere del Katakali ma niente pastore tedesco, il cane ce l’hanno dentro.]


Sì zia, almeno ho un lavoro [toh guarda chi si incrocia nella notte brussellese. L’ex collega Attizzorio si è fatto di pastiglie anticalcare e prova a comunicare per gorgoglìi calanti. A me non è andata meglio a Los Niños, mi dico che strano, tutto sfoca, tutto gira, le luci scendono e la security mi insegue. Guardi buonuomo, innanzitutto sono sobrio come *hic* come un *hic* un *hic* insomma sobrio ecco ed escludo nel più *hic* dei modi di aver rovesciato i fari del locale poi non vede che non ci sono fari non c’è nemmeno *hic* luce e asebesebsesebszzzzzz]


Sì zia, ho ancora i tic in faccia, li uso per spaventare i bambini in metropolitana. [Suoni epilettici alla serata di lancio della label Vlek. Avevo grandi aspettative sul dj set di Aardvarck, che invece fa schizzare ogni pezzo dopo 30 secondi, io dico cambia pusher o cambia mestiere. Da come ciondolano zaini e cuffie di lana, si capisce che la gente invece è soddisfatta, nonostante il soundsystem impotente e le sonorità che la Warp aveva già liquidato nel novantuno, tanto son nati fiamminghi e se ne tornano a casa con la fixed-gear d’avorio.]


Sì zia, parlo le lingue, ma il tedesco insomma [Fingerspitzengefuhl, l’impronuciabile serata, ospitava In Flagranti e Bottin. Il primo l’ho perso, del secondo ho tollerato appena la truzzaggine del dj set, che va bene passare gli Sparks e i Duran Duran, ma proiettare sul maxischermo il Festivalbar dell’86, io ancora non sono pronto, e sì che Bottin è del settantasette quasi come me. Per di più mi inibiva la ristrutturazione del Claridge, che se prima pareva un doposci per gite scolastiche ora è tutto lounge-room con la cera alle pareti.]


Certo zia, è dura con la crisi. Il prezzo dei limoni continua a salire.


Nella foto, zia Amaltrude in villeggiatura a Pozza di Fassa.


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Monday, December 13, 2010

Teleblogging

Pronto mamma? Sì tutto bene [dove sono? che ora è? perché ho tutti quei timbrini sul polso?] No, è solo un po’ di raffreddore [due dozzine di birre e mezza stecca fumata in due notti] Certo che mi copro [ballo rigorosamente sbottonato, per farmi accarezzare più facilmente il pelo sul petto dalla gente che passa] Vero, un maglioncino per Natale è proprio una bella idea [la maglietta col satanasso in erezione, presa con l’Italia-nel-Mondo allo stand anarcorivoluzionario della fiera di Francoforte. Inaugurata alla festa Anges et Démons, mentre Amico Deutsch-französische Motor rallegrava al trotto Patricia&Patricia con parrucca fucsia. Se vi pare osé sappiate che suo cugino si era messo l’eyeliner].

Ma dai, anch’io sono stato ad un concerto [serata Europavox al Botanique, che amico It'n'M aveva i tichez gratis. C’era pure Mastro Prugna, tornato da Torino col progetto di esportare i concerti suonati per traverso e lanciare le Caterinacaselli-nights. Gli auguriamo tanto successo, intanto ci godiamo Le Corps Mince de Françoise, sorelle svedesi cicce cicce seguite dai Vermin Twins, due fiamminghi incappucciati che suonano come Kap Bambino e Cristal Castle nella sala delle torture. Lui manipola vocoder e suoni sporchi mentre lei abbaia al microfono, si attorciglia metri di cavo, si accoppia agli strumenti e infine collassa al pavimento. Lascerà il palco trascinata per i piedi. Il padre è in terapia.]


Hai ragione mamma, farò gli auguri a zia Amaltrude [una festa non è una festa se non intervengono le forze dell’ordine, solo che al compleanno del Ryan-Reynolds-da-viaggio la polìss belga ha spento la musica a mezzanotte e zero due anziché mettersi a distribuire gli ombrellini di carta nei cocktails, a volte mi chiedo perché pago le tasse. Nel frattempo, con la luna piena, amica Playmobil prende a rimbalzare come Chobin molestando gli invitati. Si congeda perdendo i sensi sul canapé. Divapuglia mi trascina in uno studentato in festa dove il fratello Divopuglio mixa per gli erasmus la Samba de Janeiro mentre lei lo venera con tale estasi che la Madonna di Lourdes mi ha essemmessato per dirgli di smettere, a tutti e due. Tutt’intorno ci stanno gli erasmus, alcuni già vomitati, molti vomitanti, altri ancora vomituri.]


Sí mamma, ho molto lavoro e tante missioni [al Kiko, gente, che posto, il Kiko! Se il Catclub è Berlino, il Kiko è Pankow prima dell’89. Bassifondi del centro, trovi il portone, sorpassi il cumulo di rottami in cortile, poi scendi nel ventre della città insonne. Tutto è illegale, lo spazio, il suono, la gente, il caminetto acceso davanti al divano, che comunque vien comodo per limonare al caldo. Si dice.]

Mamma? Ti richiamo, ora devo buttare la pasta [aspirine, dove ho messo le aspirine?]


Nella foto, Belguglielmo dissipa ogni dubbio

Wednesday, December 01, 2010

Meglio corto che interrotto

Mamma voglio fare il regista! Certo caro, intanto finisci di mungere. Per fortuna hanno inventato i corti, cioè un bravuomo, che non ha i soldi non ha il tempo non ha gli attori, filma per cinque-sei minuti e se alla fine dice “questo è un corto” diventa un regista-di-corti, senno’ rimane un bravuomo che filma le capriole del cane, o uno sporcaccione se filma quelle della moglie. Anche se pure lì c’è tutto un mercato che gira. (non ne so nulla) (l’ho letto sul Financial Times).

Le varesotte dei Cortisonici si premurano di fornirci una selezione di corti alla Piolalibri, e a dispetto degli scampoli di poesia disseminati tra un esercizio e l’altro, il mio premio della critica va senza indugio a codesto capolavoro:





La cena cum varesotte include supporter nonvaresotta con cappello di panno e sicumera girotondina che, tra il dolce e il caffé, porge un foglio ai vicini di tavola. Metteteci la vostra e-mail che vi faccio sapere quando organizziamo la visione casalinga di Vieni via con me. Le dico grazie, capisco che genuflettersi intorno ad un programma satirico col gruppo di ascolto democratico faccia molto azione civile, ma io preferisco andarmi ad ubriacare al Recyclart. Blasfemo! Provocatore da due soldi! Qualunquista! Cattiva maestra televisione! La persuasione occulta! La società dello spettacolo! Il tramonto dell’occidente! Il quarto potere! No logo! Bella ciao! (pausa per respirare) Eccetera!

Comunque al momento del conto mancavan dei soldi.