Chi?

Monday, September 06, 2010

Horror head




Cari amici in attesa del premio carriera che vi doterà di walkie-talkie in gomma profumata, lasciate che vi spieghi uno dei benefici dell’avere un superiore femmina, anche perché gli altri mi sfuggono da almeno un paio d’anni.

La business woman sa che la cifra del successo come donna e come femmina è una linea sottile tra dedizione professionale, misurata malizia e cieca fede nelle proprietà del bifido attivo.

Il di lei virgineo istinto di compassione cerca uno sbocco nel torvo ambiente di lavoro che la opprime, ed il mazzarino che alberga in voi cercherà di stornarlo a proprio subdolo vantaggio.

La parola chiave è “mal di testa”. Provate a dire “mal di testa” al vostro direttore e avrete una forbice di risposte che vanno dalla risata di scherno al “ma che sei frocio” seguito dal lancio di palline di carta ed esposizione al pubblico ludibrio. Invocato di fronte alla vostra direttrice, invece, mal-di-testa è la formula magica che dischiude una dimensione parallela e segreta, una sorta di utero universale immerso in una nebbiolina rosa e regolato da fasi lunari e tinte di stagione.

Io dichiaro: mal di testa. “Ma certo Belguglielmo, prenditi una settimana di riposo, noi sappiamo quant’è sbagliato trascurare il mal-di-testa.”

Ottimo. Solo che mi gratta anche un po’ la gola. E ora che ci penso mi scoppiano le orecchie. Sarà perché ho dormito con la finestra socchiusa. O perché ho fatto colazione con merendine scadute. In fondo sabato ci ho dato dentro con le birre. Ricordarsi la prossima volta di chiedere più soldi prima di passare la lingua sulle predelle della metro (ma io sono un ragazzo semplice che gli piace lo scherzo alla portata di tutti). Ora farsi forza e andare dal medico.

- Morbo di Hatoyama.

- È grave dottore?

- No. Ma per un po’ le cresceranno addosso pustole ocra e cravatte di Roger Rabbit.

- Potrò fumare?

- Nelle pause tra i getti di schiuma.

- Com’è successo?

- Si contrae alla sorgente di un ruscello giapponese. O tramite rapporti non protetti con piante grasse tropicali.

- Vado spesso in Giappone per lavoro.

- La sorgente si è estinta col bombardamento di Hiroshima.

Ricordarsi di cambiare medico.

Tuesday, August 31, 2010

Showermate wanted

Quest’annuncio è aperto a donne uomini e scimmie ammaestrate purché auotsufficienti, che qui non si conoscono discriminazioni, ma soprattutto a scandinavi taciturni premurosi tolleranti sovrastipendiati e che se ne tornano a casa loro tutti i week-end tirandosi dietro lo straccio lungo il corridoio mentre strisciano sulle pattìne.

Il coinquiline ideale / la coinquilina ideala / lu coinquilinu idealu è assolutamente socievole e ragionevole e mai avrà crisi dissennate del genere “oddio! Belguglielmo ha riposto le salviette senza rispettare l’ordine cromatico!” - “orrore! Ha dato l’acqua alle primule senza sterilizzare l’innaffiatoio!” - “guarda! Ha di nuovo urinato nella doccia!” Tutti urinano nella doccia, chiaro? E se ci andremo a genio lo faremo insieme.

Forza chiamami ora, sono la persona con cui hai sempre sognato di vivere nell’appartamento che hai sempre sognato di abitare al prezzo che hai sempre sognato di pagare - ed in più è compreso l’affitto!

* Promozione eccezionale: ai primi cinque aspiranti Belguglielmo prometterà di non russare il lunedì! *


Gentile Belguglielmo, ho letto il tuo annuncio. Tra poco sarò a Bruxelles per lavorare in esclusiva come High level senior deluxe strategic advisor per il Commissario Macedone al Traffico degli Organi, con delega al brillantante. Volevo porti qualche domanda riguardo all’ala dell’attico che metti a disposizione. Potresti darmi più dettagli su composizione delle vernici e orientamento fengshui? Che qualità di incenso balsamico sei solito usare? Sai sono allergica al Nag Champa al Jagannatta e al Vrindavatta, ma il Parijatta, quello ne puoi usare a bizzeffe! Le finestre hanno i vetri antiscivolo? Non vorrei che si facesse male Alfonso, il mio geco da compagnia. Il parquet nella foto è un decapé sabbiato o biancopuglia? La doccia è dotata di cromoterapia? Il tappeto è buriato o ciuvascio? Mio zio Ubaldo è professore di araldica, quando può venire a ispezionare gli stucchi? Mia madre può occupare il salotto delle lacche cinesi? Ci sono ristoranti fotobionici nelle vicinanze? Quanto dista la Commissione europea in tapis roulant? Di notte si vede la Tour Eiffel? Posso affittarlo solo i giorni dispari?


Cara Laviniana, ti ringrazio assai del messaggio, e un po' anche di esistere. Purtroppo la stanza se l’è appena aggiudicata una troupe di cineoperatori bulgari vestiti solo di accappatoi. Mi fanno fare la comparsa, dicono.


Nella foto, la mia colf impegnata nelle faccende domestiche


pic from: http://www.flickr.com/photos/merkley/511514256/



Sunday, August 22, 2010

Night safari

Cari amici che raggiungete culmini di creatività quando separate carta plastica e vetro colorato, nelle recenti settimane il Belguglielmo, coadiuvato dai suoi facili costumi e senza nemmeno farsi pagare, ha per voi collaudato numerose opzioni di spropositi notturni cosicché voi possiate invece preservare la coscienza candida di chierichetti prima della villeggiatura parrocchiale.

La roadmap dell’onta comprende, in rigoroso disordine: lo Chaff (sommesso live di Oldseed, obolo al valido artista, pioggia feroce); appartamento bauhaus (compleanno di Arcadia, accettare pietanze sublimi, rifutare droghe pesanti); gli Apéro Urbains (decollare, ingollare, distribuire pagelle); Brussels-les-Bains (risse scampate, ottantenni che ballano i Chemical Brothers); il Bonnefooi (Playmobil attrae le attenzioni tattili del Micromontalbano); lo Skievelat (lagne di sarda in astinenza da sole, resistere resistere resistere); Chez Mamam (Playmobil corteggiata e commossa); il Madame Moustache (ballare il kitsch latino, spalmarsi birra sul petto, limonare, limonare su più fronti); the Box (non c’ero, se c’ero non ricordo, se ho ricordi son programmati dalla Matrice).

Stasera invece resto a casa che il mio avvocato ha già troppo lavoro.

Ora cancelliamo le vostre smorfie di sdegno con due infornate di buona old school da andare a correre:


Lost tapes


♫ Brutta gente, brutta voce, brutta musica, è tutto ciò che ho da dire sui Lunedì Felici. Finché in nonsopiù che locale interrogo il dj e scopro l’unico pezzo del loro repertorio che non mi provoca disordini alimentari.

♫ “Mai visto nulla di simile” (il medico aggrotta la fronte e mostra le lastre a Belguglielmo) “Vede lì? Ci dovrebbero essere vasi sanguigni e organi vitali.” “Invece?” “C’è scritto ‘Joni’ e ‘Fluke’. Temo non ci sia rimedio”.

Renegade Soundwave: non si sprecano parole di fronte ai capolavori. Vi si abbandona con estatica devozione.

Clock DVA: quel mattino stavo per correre fuori a prendere la corriera che mi portava al liceo quando, con la scodella di orzobimbo ancora in mano, rimasi ipnotizzato di fronte ad un’anomalia nella programmazione di Videomusic. Ovvero la salvezza, a volte, giunge per caso.


Lost vinyls



Orb: La mia religione mi vieta i film di più di due ore, i libri di più di 120 pagine e le canzoni di più di 4 minuti. Ma tant’è, non sono mai stato un buon praticante.

♫ Sono inoltre affetto da un disturbo immunitario per il quale devo assolutamente possedere ogni album recensito con almeno tre stellette. Questo spiega perché io abbia comprato il disco degli Hypnotone appena pubblicato, nonché molte moltissime ciofeche.

Botany 5: non se li ricorda nessuno, non si sa nulla di loro, e considerate che perfino Lena Biolcati ha una pagina su Wikipedia. In un negozietto di Atene che non accettava carte di credito (Exarchia, obviously) mi capitò un loro 33 giri tra le mani. Certo che nessun essere umano mi avrebbe preceduto, tornai quest’anno sul luogo dell’apparizione per assodare che, tra i tanti sogni, l’urto implacabile della crisi aveva spazzato via anche anche il mio negozietto.




Thanx to the Acid House blog for the inspiration.



Friday, July 16, 2010

Go East




Cari amici dalle mansioni creative quali cambiare il tappetino del mouse una volta l’anno, ecco gli aggiornamenti professionali che aspettavate dal Belguglielmo: ha risolto un inestricabile dilemma geopolitico (soluzione: tagliare il Belgio lungo le tre linee tratteggiate e darlo in gestione alle tre sorelle Carlucci) dopodiché ha velocemente tentato di invadere la Pologna. Non è andata come previsto, tipo ehi ora prendo il treno, arrivo a Sčħłwãržĵwwŏskŧwůova, mangio due bocconi coi locali, sbrigo il mio lavoro, riparto per il mondo felice in sella a un rutto di vodka.
Innanzitutto in Pologna il treno lo prendono solo i Polognesi e i diplomati dell’apposito corso che si tenne nel 1976-77 alla Lubjanka. Al turista trovare il binario esatto richiede lo sforzo intellettuale che altri spendono per la candidatura al MIT, e questo per trascorrere tre ore in compagnia di viaggiatori privi di vocali e muscoli facciali. Giunto all’insediamento della disperazione, invece! Sopresa! Patrimonio dell’Unesco! I patrimoni dell’Unesco sono un prodotto globalizzato, come la coca light e i pifferai peruviani: Bruges, Dubrovnik, Québec, tutte città carucce carucce fatte solo di casette del presepio abitate dai mimi delle Ramblas. Tutto è storicamente unicamente bellissimo e bellissimamente storicamente unico, come non mancano di ricordarmi le guide locali ogni volta che lo sguardo cade su qualsiasi ciotolo. No non lo compro. Neanche se cambia colore.
La riunione procede intervallata da turismo forzato (Bellissimo! Storicissimo! Unicissimo!) e mi convinco che foss’il sindaco avrei già barattato una dozzina di palazzi stucchi&capitelli per la troika di base H&M–FNAC–Starbucks. I Polognesi stanno male se non ti vedono con qualcosa di loro in bocca e si premurano che ciò venga mai a mancare, il che sarebbe apprezzabile se non si limitasse al cibo. Alla trallallesima vodka una parte dei convitati intensifica il networking. Il networking include l’esecuzione quadrofonica del repertororio folk paleoslavo mentre la collega Wacca Baltica si esibisce in una lap-dance con lo scorrimano del pulman e limona duro con la collega della Repubblica Sčhanka. Questo limone è stato possile grazie al contributo della Commissione europea.
In un soprassalto di orgoglio dovuto al compleanno che cade in terra straniera, Belguglielmo sequestra una selezione di colleghi portoghesi, francesi, spagnoli e polacchi che obbligherà a bere e ballare finché la Madonna di Częstochowa non telefonerà chiedendo di smettere. Al Moskwa ci riforniamo di birre a poco prezzo e musica ad alto urto sgomitando tra buzzurroski e zoccolove. Il buzzurroski accompagna la danza di un tubero con l’espressione di un tubero. La zoccolova espone tre piani di organi compatti e ineguagliabili shakerando ad ogni ancata gli ormoni della perfezione. La birra agevola il deposito del mio trentaquattresimo anno nel suo alveo naturale, è andato tutto bene anche questa volta, non fa male, alza le braccia, alza il volume, dobra.


Saturday, July 03, 2010

Casual Friday

Con Goffredo la tappa obbligata è il Belgica con la lobby dell’infradito. Belguglielmo ti presento Giantumino Gianrobiola Giangagauzo e già accoppo la remota possibilità di una conversazione con inequivocabili sbadigli strappamascella. Sia ben chiaro: ho trentafuffola anni ed apprendere a corpo scevro d’alcool le mansioni di un tatuaggio tribale al sottosegretariato per le babbucce piuttosto che la destinazione delle sue vacanze pornoetniche non farà di me un intelletto migliore, tantomeno se la sua gittata d’attenzione segue il movimento di indistinte canotte alle mie spalle. Il mio contributo al tasso di impiego già sottrae troppo tempo alle amicizie consolidate perché io consumi lo stato di veglia con portatori smanicati di bevande fosforescenti. Io le ho consociute le vette del sorseggio, e nessuna prevede contaminazioni mentolate. Piuttosto Black Russian, per partenze solide. Orange Blossom con Brandy, per esiti viscosi. Poi sono caduto in una cisterna di birra ad agevolazione linguistica. Ook een pintje alstublief. Allora questo è Giangorgoglio che lavora per il borgomastro di Brainlenœud – no grazie io troppo sobrio io bisogno di ballare io voglio la pillola rossa e la pillola blu.




♫ Mi è sempre stata sulle balle la Chloé, con il suo ditino alzato a ritmare impassibile gli elogi dei puristi, ma quant’è precisa ma quantè pulita. Distant, paradossalmente, accorcia le distanze con la pista da ballo per muscoli e cervelli.
♫ Beat spaccatimpani su precetti declamati. “Non andrai nel bosco col migliore amico del tuo ragazzo per farti di droghe e piantargli le corna”. Dan le Sac la nostra guida.
♫ Strafatti di poppers e glitter, Curry & Coco irrompono in pista strappando tutte le camicie. Finiranno agonizzanti nel retro di una dark room.
♫ Apoteosi discoglamour, il mezzo plagio a Rubberband girl è presto perdonato e mi ritrovo a sbraitare Grandi occhiali, grandissimi!
Kele potrebbe recitare il bollettino dei naviganti che la nostra adorazione incondizionata non verrebbe meno. Ora ha barattato la Festa di quartiere per i guantoni da boxe. Adorazione incondizionata reloaded.



♫ Tradizionalmente l’erotismo è competenza della black music possente, compresa nella forbice soul / funk. Ali Love compie il miracolo innestando colonie di ormoni sulla membrana dell’italo disco.
Alizée si sbarazza di Mylène Farmer per affidare ai Chateau Marmont la metamorfosi da lolita a femmina cantante. Si tradisce al primo “uh”. Alizée, noi ansimiamo con te.
♫ Tutto mi aspettavo tranne che i divini Saint Etienne ritrovassero nuova gloria via blogosfera minorenne. Potere dei riflussi eighties.
♫ Esauritosi lo tsunami italo del 2009, il saccheggio del decennio glorioso assume le slavate sembianze dei fondi di magazzino. Trafficando sull’intro di Big in Japan, il ponte onirico di I’m Not In Love ed altri scarti micronostalgici, i Washed Out e i loro intercambiabili compari brevettano i parametri della chillwave per diffondere banchi d’afa nei nostri stereo.
♫ Notti d’estate, sigarette in segreto sul terrazzo, scrutare ipotesi di costellazioni coll’animo sintonizzato sul primo amore, fondale di grilli in consonanza. I sedici anni, ecco cosa ho perso.

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Thursday, July 01, 2010

Awesome! Summer! Mixtape!



Cari amici la cui unica distrazione sta nello sbirciare il giornale gratuito in mano al vicino sulla metropolitana, il benefattore dell’umanità in decadenza ha selezionato per voi le perle musicali che accompagneranno le vostre lavatrici domenicali ed altre eccitanti occupazioni della cui descrizione faccio volentieri a meno.

Sognando: l’attacco ideale per la canzone ideale, l’album ideale o la compilation ideale. “Uscirai con me?” La risposta è sono già sotto casa tua.

♫ Il power pop è come la torta della nonna, ricetta rodata e piacere assicurato. I Gold Motel spolverano Marshall Crenshaw sulle Bangles mantecate, e noi ne prendiamo ancora una fetta.

♫ Lasciati i Louise Attaque ad accumulare cenere di gauloise sui dolcevita neri in un caffè di Saint-Germain-de-Prés, Gaetano può finalmente provare al mondo che il rock francese non è solo appannaggio di sorboniani cornuti o commedie musicali per eunuchi da stadio. Canzone del semestre.

♫ La voce di Baldassarre percorre le tonalità dell’esuberanza postpuberale, e quello che fa con un microfono già ci basta.

Titus Andronicus: Chiudete la porta! Chiamate aiuto! Chi li ha fatti entrare? Stanno sporcando ovunque!

L’Amore è Tutto, ovvero gli effetti della sovraesposizione agli Altered Images.

Giorno dopo Giorno: i gruppi con la dieresi sono una garanzia (infatti Tiësto non è un gruppo), come d’altronde la devozione manifesta per Echo & the Bunnymen.

Abbiamo la Band! Abbiamo il beat! Abbiamo il video! Abbiamo la canzone! E ti credo, l’hanno fotocopiata da Timo Maas.
♫ Solo le scarrozzate in Arizona e le camporelle nei campi di mais producono pischelli americani doc in grado di colmare il bisogno primario e ciclico della ballatona radiofonica perfetta, Jessie, The way it is, 74-75. Qualcuno ricorda i Connels per qualcos’altro? Ecco cari amici Systems Officer, ora potete tornare al college.
♫ La Martina mi era caduta nella cartella “aprire tra molto molto tempo”, perché io diffido sempre delle gemmazioni. Perdonami Martina. E dammi la stessa cosa che hai preso tu.


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Wednesday, June 09, 2010

Sabato sera va bene (per le risse)



Noia – festa – sudore è la formula di un sabato sera. Sudore – festa – noia è la formula di sabato scorso.
La parte del sudore: Bruxelles è come la verdura congelata, la metti al caldo e subito puzza. Tradito dai trasporti pubblici e tempestato di essemmesse, muoviti, dove sei, siamo in centro, ora qui, ora là, faccia tosta e tonda, Belgugliemo giunge a destinazione come appena uscito da una sauna finlandese senza aver goduto né di sauna né di finlandese. Il London Calling è il nuovo bar d’Ixelles che osa rompere la tirannia monoestetica di Frédéric Nicolay, colui che ha convinto i brussellesi che fa fico bere la Vedett in una stanza di legno con lampadine smerigliate. Indizi che ci troviamo in un nuovo locale: uno, c’è più gente dietro al bancone che davanti, due, non hanno finito di verniciarlo, tre, attenzione si inciampa nei cavi scoperti. Annunciato da una nuvola di sudore raggiungo gli amici al trespolo. Il fatto è che uscire con l’Italia-nel-Mondo polverizza il tranquillo anonimato di un’uscita tra amici. Prima di dotarsi di uno spazio culturale, l’amico attirava campionari di scandinave “ciao io bacio col succhio”. Ora è un pellegrinaggio italico di “scrivo ricette in dialetto carsico”, “scatto polaroid alle cabine del telefono”, “scolpisco madonne nel guano”. Tempo due sorsi di birra due e l’Italia-nel-Mondo dà udienza ad un esponente dell’Anonima Espatriati scambiandosi i fusilli che escono loro dalle tasche. Nel frattempo la vicina di bancone in età da corso di découpage indaga sulla bevanda dell’amica Black Mondella e si fa iniziare al mohito postmatrimoniale. Mentre al terzo mohito la neodivorziata riscopre l’ascendente delle ovaie sulle nuove generazioni, noi ci liberiamo dal cumulo di fusilli.
La parte della festa: giunti a destinazione prendiamo atto che circolano gravi equivoci sul significato della parola festa. In particolare è importante rilevare che se la musica e l’acohol sono elementi essenziali, non è vera festa se questi si trovano concentrati tutti nella testa del festeggiato mentre gli invitati, anziché annoiarsi da soli a casa loro, si annoiano tutti assieme a casa sua. L’Italia-nel-Mondo, va da sé, trova subito con chi palleggiarsi mozzarelle di bufala.
La parte della noia: deejay A, e A sta per Angoscia, ci attende fosco ad una serata poco lontano. Due scene, *dentro*, c’è dj set figo e spaccone, c’è il bar, c’è la gente che balla e le casse che vibrano; *fuori*, c’è l’arietta fresca, l’erbetta verde, una musichetta house pisciaiola, manca solo l’infermiera con il vassoio delle pillole. Fuori, manco a dirlo, incontriamo deejay A, e A sta per Ambascia, che decanta la perfezione tecnica raggiunta dai due dj esterni grazie alla castrazione chimica ed una generosa lobotomia, mentre Belguglielmo si catapulta *dentro* dove, anziché applaudire catatonico al passaggio del mix, l’essere umano esplora la flessibilità dei corpi.
Va da sé che un’autostrada imboccata contromano non porta lontano, e nel giro di poche birre soccombiamo tutti all’implosione del sabato inverso. Sabato prossimo, giuro, non sudero’ cosi’ presto.

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