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Voglia di quindici giorni di pausa? Prova il cesso del Recyclart. Lecca una mattonella a caso e adotta un virus tropicale. Perché il cesso del Recyclart è quel che si dice un cesso, cinquanta centesimi a visita. La location, beninteso, non è un circolo di canasta, da stazione ferroviaria a locale alternativo senza nemmeno passare lo straccio. Mi piace perché è essenziale, ti accolgono il fetore delle ascelle punkabbestie e la colla di birra sotto gli anfibi. Stasera superbo dj set dei Genjini e onesto live degli Amenra. Sono vergine di ben poco, ma ad un intero concerto cantato spalle al pubblico non avevo mai assistito. 'sti pischelli technometal dovrebbero controllare il colore della pastiglia prima di ingoiarla. Non c'è birra sufficiente ad assuefarmi al palcoscenico, almeno finché i Suicidal Boys, brutti come la morte, si fanno di cellophane e nastro adesivo copulando con un aspirapolvere. Per salvarmi dal pubblico pauperrimo in cerca di cartine e centesimi di Europa, mi catapulto agli sportelli. Un abbonamento per l'immondo per favore.
Quante volte vi è successo che due ragazze, bionde per inciso, vi propongano di trasferire il rispettivo paio di birre e di tette al vostro tavolo? A me una sola volta, venerdi’ scorso, ed è esattamente in quel preciso momento che Catarrino fa la sua comparsa nella mia vita bruxellese. “Figurati che volevo mandarti un sms!”, mi fa lui raggiante; “figurati che volevo mandarti a cagare!”, avrebbe richiesto il copione, ma Catarrino non merita certe risposte, bensi’ un pitale di Leffe sotto il naso, e cosi’ infatti è stato.